Quando sento la necessità di riflettere... ...

 

 

Quando sento la necessità di riflettere, cerco di restare solo, scelgo un luogo possibilmente in montagna e cammino.

Mi sembra, questo scenario alpestre, oltre che favorire la concentrazione, che rappresenti una metafora della vita:

Una sorprendente e faticosa ricerca di una meta che compare in continuazione, ma che continuamente mi sfugge.

Da quando ho cominciato gli studi biblici, poi, gli argomenti che mi assillano durante questo girovagare, sono sempre gli stessi:

 

Chi sono?                                Dio esiste?                                  La figura di Cristo è storica?

            

                         

Che prove abbiamo dell’originalità dei testi biblici?     

 

        

                                                                     Che rapporto c’è fra Dio e l’uomo, fra Lui e me?

                                                                                      

 

Alla prima domanda, mi giunse un giorno la risposta che trascrivo, come se provenisse dall’esterno stavo ripercorrendo mentalmente episodi  salienti, della mia esistenza, non tutti lusinghieri e confessabili, cercando di ricavarne senso, quando si presentò, già completa e formata, una descrizione che poi, per timore di dimenticare, trascrissi:

 

”Brancolo come un cieco, incauto e presuntuoso, sull’orlo di paurosi  baratri, mentre una Potenza giusta ma incomprensibilmente benigna, sorveglia i miei passi e, sul filo degli abissi li conduce ad una meta, di cui nulla è conosciuto se non quanto è possibile intendere dall’emozione che dà, il sentirsi pervaso dall’amore per Lui e dalla gratitudine per essere stato creato”.

 

Alla seconda domanda avevo già dato più volte una risposta affermativa su base razionale.

Ma ogni volta che affrontavo il problema dovevo ricominciare da capo.

Era come se questa convinzione cui ero più volte pervenuto, fosse costantemente insidiata dalle molteplici vicende quotidiane, dalla vanita, dall’orgoglio, dall’amore per il piacere e dalla pigrizia.

E quindi dovevo ricominciare.

L’universo che sta dinnanzi ai nostri occhi e quello che la scienza ha svelato e la tecnica permette di manipolare, appare sempre più come una macchina, infinitamente complessa, formata da fenomeni che si sviluppano su livelli apparentemente indipendenti, ma che si influenzano vicendevolmente.

Lo spazio sconfinato, le innumerevoli galassie che in esso si propagano, le infinite stelle che orbitano al loro interno, i sistemi planetari, le forze che li governano e li mantengono in equilibrio e quelle che viceversa tendono a distruggerlo per determinarne un'altro.

La struttura della materia, le molecole, gli atomi, il nucleo, gli elettroni, i protoni, i neutroni e via via sempre più nell’intimo come in un labirinto di scatole cinesi, del quale sembra impossibile con metodo scientifico sondare l’inizio.

Le forze che governano il microcosmo, la forza gravitazionale, quella elettronica e quella nucleare dai terrificanti, inimmaginabili effetti.

La natura con tutte le sue innumerevoli manifestazioni organiche:

Le piante, gli animali e quasi al culmine ed al centro di tutto, l’uomo. 

I meravigliosi risultati della sua intelligenza, la volontà di sondare i segreti della natura e delle forze che la governano; la sua psicologia, la sua emotività, le sue angosce, i suoi drammi, le sue tragedie ed i suoi crimini.

Tutti questi fenomeni e la loro sincronia, sarebbero frutto del caso.

Principierebbero cioè, da forze eterne prive di volontà e di intelligenza, cieche ed immutabili che, agendo su una materia eterna, priva di intelligenza, volontà, identità, emotività e coscienza, giungerebbero a produrre, ad un certo stadio del loro sviluppo, una organizzazione di materia dotata dei caratteri di cui prima?

Di una materia cioè capace di penetrare nei più intimi segreti di se stessa, per mezzo di caratteristiche che all’origine, non possiede? 

Di una materia priva all’origine di significato ma capace di attribuirselo?

Troppo grande è la fede che occorre per credere in questo. Dunque “Dio esiste”.

L’intelligenza, la volontà e la coscienza sono prima di tutto.

Questa è l’interpretazione più razionale sull’origine dell’universo.

Proseguendo per questa via passavo a considerare gli altri argomenti, ma di questi passaggi desidero, per ora, non parlare.

Voglio dire soltanto che alla fine giunsi, per il breve volgere di un attimo, a possedere la convinzione ragionata che Dio c’era e che mi amava.

Fu allora che mi parve di capire come, ragione e sentimento, in qualche profondo recesso dell’anima, nascondano una origine comune.

Perché questa convinzione a cui ero pervenuto per via razionale produsse in me uno stato d’animo, che mai, prima d’allora avevo sperimentato con simile intensità e pienezza.

Nulla mi faceva paura nemmeno la morte: Cos’è mai la morte se Dio mi ama?

Mi sentii pervadere da un flusso di beatitudine, serenità e sicurezza.

Le ansie, le paure, le tensioni, gli affanni quotidiani, svanirono e dilagò nel mio spirito la gratitudine verso di LUI che c’era e che mi amava.

Non posso valutare quanto durò questa condizione.

Posso dire soltanto che ancora oggi mi sembra di averla vissuta in puro spirito e fuori dallo spazio e dal tempo.

 

 

                                                                                                    Franco  Salmi