"Natale":  Ricordo del dono di Dio per l'umanità

 

 

 

 Testo: Michea  c. 5:1 <<Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere fra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in “Israele”,

                                      le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni>>.                                                                         

                                

Spesso capita  di parlare di Gesù con la gente e in particolar modo vicino e durante la festività Natalizia e ci accorgiamo di quanta confusione esiste attorno alla sua persona: La gente si interroga se Gesù è Dio o no e quindi, su tutta la tematica che riguarda l’opera da lui svolta in favore dell’umanità.

Da questo antico testo scritto tra il 739 e il 686 a C. ci arriva una prima chiara risposta: "Le sue origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni" (Michea  5:1b).

Tutte le cose utili ed importanti ai fini della credibilità del piano di Dio per la salvezza dell’uomo, come questa, vengono puntualmente precisate e chiarite nella Sua Parola. Dunque colui che dovrà nascere, incarnarsi, essere uno con la razza umana fra circa 700 anni ed esserne il "Dominatore", viene annunciato dal profeta come colui le cui radici, le sue origini, risalgono ai giorni antichi cioè non annoverabili perché chiaramente in riferimento dichiarato all’eternità. In altri  termini non si tratta di un essere umano, soggetto al tempo, ma le sue radici sono eterne, quindi Divine.         

 

Il peccato ci ha resi sordi e confusi per capire.

E’ meraviglioso scoprire come nella rivelazione che Dio fa all’uomo del suo progetto di salvezza, essa diventa gradualmente sempre più chiara.

I primi capitoli del profeta Isaia sono stati scritti circa intorno all’anno 700 a.C. Egli inizia il suo ministero parlando da parte del Signore, invitando cieli e terra ad udire le accuse sostenute da Lui contro il suo popolo e in modo più diretto contro il regno di Giuda.

Era questo un modo per informare l’intera nazione che tutta la creazione sarà testimone per ciò che Dio sta per dire: "Udite o cieli! E tu terra, presta orecchio! Poiché il Signore parla: <Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me>. Il bue conosce il suo possessore, e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non ha conoscenza, il mio popolo non ha discernimento" (Isaia  c. 1:2,3).

Con grande severità, in questo esempio pronunciato dal profeta, l’Eterno sottolinea il concetto di grande confusione spirituale dimostrata dal suo popolo. Se un bue che proverbialmente simboleggia ottusità e stupidità e un asino che è simbolo dell’ignoranza, della zotichezza e della caparbietà, anche in quel periodo, era noto per la sua durezza, pure sono in grado di riconoscere, chi fossero i loro padroni e quale la fonte del loro sostentamento (la mangiatoia), come è possibile che Israele non riconosce e non capisce il suo Dio, il suo creatore e il suo liberatore? (vedi salmo c.105).

Isaia, dopo i primi cinque capitoli dedicati a mettere in luce la condizione degradante e immorale del popolo, a causa delle loro guide, dopo aver annunciato le terribili conseguenze che ne seguiranno per tutti e aver denunciato e indicato le maggiori responsabilità dei capi, il Signore cerca di far capire al popolo come sia importante prendere coscienza e vegliare sulla propria vita spirituale con queste parole:                                        

"Popolo mio coloro che ti guidano ti sviano, e distruggono il sentiero per cui devi passare!" e ne assume anche la difesa: "Con   quale diritto opprimete il mio  popolo e pestate la faccia agli indifesi?" (Isaia 3:12b, 15).

Questa era ed è tuttora la condizione dell’uomo! Nulla cambia sotto l’economia del peccato, ma ne restano le pesanti responsabilità individuali! Così, in forma sempre più chiara e comprensibile, l’Eterno rivelerà a questo profeta il suo piano, già preparato, di speranza e di prospettiva, che nel tempo avrebbe liberato non solo fisicamente, ma anche spiritualmente e definitivamente il suo popolo, e tutta l’umanità, dalla morsa del peccato e della morte.  

 

La rivelazione ci presenta il Dio risolutore di tutti i problemi

 

Un primo accenno lo troviamo in Isaia al c. 7:14:

"Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, e partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele", lett. Dio con noi (Mat. 1:23) Tutto il capitolo   continuerà fornendo chiarimenti sulla situazione del popolo, da un punto di vista politico, cioè la situazione nazionale come evolverà e come il Signore interverrà.

Poi continua la visione proiettandosi verso l’intervento risolutivo e definitivo di questo bambino, il quale alla fine sarà il "Salvatore" e il "Dominatore".

Infatti al C. 9:5-6 il Signore darà maggiori spiegazioni, eccoli: "Poiché un  bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per  sempre: Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti".

Facciamo attenzione: in questi due versetti, vengono dichiarati e accomunati i titoli dell’Onnipotente Padre e Dio, con il Figlio …

La stessa natura eterna, gli stessi attributi di potenza del Padre, sono qui riconosciuti e dichiarati nel Figlio;

mentre la metodologia che adotterà, sarà basata sul diritto e sulla giustizia, l’eterna giustizia di Dio …

Signore Dio nostro, viviamo in un’epoca in cui la prima parte di questo divino progetto tu l’hai già realizzata.

Cristo Gesù, venendo sulla terra, attraverso la sua incarnazione divenendo uomo come noi, e sopportando sofferenze, ingiustizie, accuse, umiliazioni, incomprensioni, persecuzioni e angherie, si caricò di tutti i peccati dell’umanità e ne pagò il prezzo sul duro legno della croce.

Tutto questo ci ha solo onorati e ridato dignità. Ti ringraziamo per Cristo perché per la nostra difesa, e il nostro riscatto, Egli applica “diritto e giustizia” insegnandoci così il principio della  giustizia, del perdono e dell’amore. Grazie per  il dono perfetto della pace, essendo tu, il Principe della pace, da chi potremmo mai impararla meglio a viverla? Tu ci hai insegnato che solo vivendola e possibile trasmetterla agli altri. Signore, questa mattina vogliamo chiederti perdono, perché nella convulsa vita che facciamo, qualche volta dimentichiamo i doni che tu ci ai fatto e di cui possiamo godere.

Ci rivolgiamo a te nel nome di Gesù, unico mediatore e Salvatore, poiché Egli è l’Iddio Onnipotente, in cui abita corporalmente la pienezza della Deità (colos. 2:9 ).

Noi ti vogliamo adorare e glorificare perché sei il Dio che adempie e realizza le promesse, aiutaci a vivere con maggiore fede e gioia l’attesa del tuo ritorno (Giov. 14:1-3).                                                                                         

 

La rivelazione diventa sempre più chiara e completa

 

Avevo affermato innanzi che la rivelazione di Dio è opportunamente un crescendo, e così è.

Sempre il profeta Isaia, al c.61:1-2 ci forniscono ulteriori dettagli facendoci conoscere meglio la figura e l’opera del Messia, in anticipo e ponendo le parole della rivelazione nella Sua stessa bocca, eccole: Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l’anno di Grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro  Dio; per consolare tutti quelli che sono afflitti”… Quale meraviglioso ministero!

 

C’è qualche umile, che questa mattina ha bisogno di udire una buona notizia?

Ci sono fra di noi questa mattina persone che hanno il cuore spezzato?

Ci sono sorelle, fratelli, amici che sentono il bisogno di essere liberati?

Che ancora sentono di essere schiavi del peccato?

Che si sentono prigionieri di vizi o abitudini di peccato?

C’è ancora qualcuno che non ha percepito l’annuncio della Grazia e del perdono che portano alla salvezza?

Se mai ci fosse, si presenti davanti al Signore Gesù Cristo; l’Emmanuele è già venuto a donarci tutto questo… Basta solo riconoscere di essere infelice, miserabile, povero, cieco e nudo spiritualmente parlando … ( Apoc. 3:17).

 

Uno dei motivi per cui la rivelazione è data in modo graduale, è per lasciare il tempo e la possibilità all’uomo di poter penetrare il più possibile nella dinamica Divina, e per trovare le risposte interiori per la propria adesione. Egli ci ama!

Mi pare che difficilmente dei testi riescano a mettere tanta luce sulla condizione in cui il peccato ha ridotto l’uomo, la creatura plasmata con le mani e la sublime intelligenza del suo Creatore.

Ma ecco quest’amore straordinario, infinito della Divinità che si rimette all’opera e vi scorgiamo la stessa collaborazione dell’Eden quando Dio disse: "Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza"…(Genesi 1:26)Notate bene, anche in Isaia c. 61, ritroviamo l’impegno e la collaborazione delle tre persone della trinità per realizzare il progetto della redenzione.

Facciamo attenzione: chi parla è Gesù, e dice: "Lo Spirito del Signore, di Dio, è su di me"

Qui scopriamo: Gesù, il Messia che parla e dichiara l’apporto, la disponibilità dello Spirito a collaborare col Messia, e poi il Signore Dio, (che lo ha unto in armonia con lo Spirito e col Figlio). Tre fattori indicano che me si riferisce al Messia: 1°) L’associazione dello Spirito Santo con l’unzione si accentra su Gesu Cristo; lo vedremo anche al battesimo quando lo Spirito sotto forma di colomba scese su di Lui (Matteo c. 3:16-17).

2°) Parte di questo brano (Isaia c. 61:1-2a) fu letto da Gesù riferendolo a se stesso (Mat. c. 4:18 - 19).                             

3°) La missione di questo Unto era il ministero di Gesù: Recare una buona notizia, guarire e liberare  (vedi Isaia c. 61:1 cfr. Isaia c. 42:7), proclamare Grazia e vendetta (Isaia c. 61:2), e consolare ( Isaia 61:2-3).  

Apparentemente Isaia ritiene che il bambino messianico, Gesù Cristo stabilirà il suo regno in una sola venuta, e che quando il  bambino crescerà governerà trionfante (vedi Isaia C. 9: 5-6). 

Come gli altri profeti, Isaia non era consapevole del grande lasso di tempo che sarebbe passato fra le due venute del Messia. Quando Gesù lesse questo brano, nella sinagoga di Nazareth (Luca c. 4 18-20), si fermò in mezzo alla frase, dopo l’espressione l’anno accettevole del Signore. Facendo questo rivelava che la sua opera sarebbe stata divisa in due venute. Nella prima venuta fece le cose menzionate in Isaia c. 61:1-2a; nella sua seconda venuta farà le cose menzionate nei v. 2b-3.

Quando ritornerà emetterà un giudizio sugli increduli (Apoc. 19:15-20).

Questo avverrà nel giorno della vendetta di Dio.                                                                                                       

 

La rivelazione del Cristo sofferente anticipata come in un film

 

  Abbiamo parlato della nascita del bambino come promesso “Dominatore”, abbiamo visto le sue caratteristiche Divine,

   Eterne, abbiamo notato quale  messaggio avrebbe portato, ma abbiamo anche capito che questo meraviglioso piano

  per la salvezza sia del popolo Israelita che per noi gentili, pagani, è un piano che richiede molto tempo per la sua

   completa realizzazione, e abbiamo pure sottolineato che Gesù ha già realizzato almeno metà del programma oltre

   duemila anni fà.

Non abbiamo però parlato del c. 53 che ci presenta forse quella parte più dolorosa per il Messia.

Quest’ultima rivelazione inerente al nostro tema è fra le più conosciute e sorprendenti scritte dal profeta, credo probabilmente sia la più nota.

Essa sembra per la sua chiarezza e per la sua capacità di penetrazione e di esternazione della sofferenza subita e vissuta da Gesù un film girato in anticipo su questa toccante realtà.

Tanto è vero che, sembra, ne rimanga sorpreso lo stesso profeta, che inizia con queste parole: "Chi ha creduto a quello che abbiamo annunziato? Disprezzato abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, famigliare  con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.

Tuttavia erano le nostre malattie che Egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui   si era caricato; ma noi lo ritenemmo colpito, percosso da Dio e umiliato"(Isa.53:1,3,4).   

E finalmente arriva la vera presa di coscienza, la vera partecipazione di coloro che si sono lasciati salvare, capendone realmente il vero costo. "Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di Lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti" (Isaia 53:5). Meraviglioso piano di Dio, Egli ha provveduto a tutto per la tua e la mia salvezza, tutto è perfetto!

  Ma permettetemi di concludere queste riflessioni e questa carrellata di rivelazioni sulle posizioni di Dio riguardo alla

  nostra condizione.

  E’sempre questo grande profeta, Isaia, che ci stimola da parte di Dio, dopo averci fatto conoscere  le nostre miserie,

  i nostri peccati, l’amaro costo e la terribile sofferenza dell’Emmanuele, a prendere una posizione per Colui che ha dato

  se stesso, svuotato il cielo della sua presenza, per realizzare la nostra salvezza.

Vorrei tanto che oggi, ognuno di noi, possa sentirlo forte, stimolante importante e possa  rispondere affermativamente a questo meraviglioso invito contenuto sempre in Isaia al c. 60:1,2 eccolo:

"Sorgi, risplendi, poiché la tua luce è giunta, e la gloria del Signore è spuntata  sopra di te. Infatti, ecco, le tenebre coprono la terra e una fitta oscurità avvolge i popoli; ma su di te sorge il Signore e la sua gloria appare su di te".

La nostra società, il mondo attuale, oggi si trova immerso in questa oscurità morale, produttori e succubi di corruzione, violenze, inganni e tanto altro.

Ma tu, sorella, fratello, amico, sorgi, risplendi perché il "Dominatore" che sarà il vincitore assoluto sul peccato per risolvere il dramma umano sta per tornare.

Non vogliamo rendergli testimonianza per tutto quello che ha fatto per noi?

In questo periodo in cui viene ricordata la sua nascita, in cui mille luci attirano la nostra attenzione su questo evento unico e salvifico, uniamo la nostra lode e la nostra adorazione con gli angeli che a Betlemme cantavano:

"Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra fra gli uomini ch’egli gradisce!" (Luca 11:14). 

Che questo evento unico e irripetibile di Dio che si è fatto uomo, ha sofferto ed è morto per noi ci possa dare quella giusta visione per sentirci amati, chiamati e salvati per l’eternità.

Gloria al Suo nome santo!

Ecco perché l’apostolo Giovanni riassume le varie dottrine cristiane e stabilisce un principio straordinario:

"Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina ha il Padre e il Figlio"

( 2° Giov. C. 1: 9) La dottrina centrale per Giovanni è l’Amore!

Perché tutto il piano della salvezza, ruota attorno a questo grande dono di Dio:

  "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il Suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca     

  ma abbia vita eterna" (Giov.3:16).

   Per portare la buona novella della salvezza agli altri, dobbiamo imparare molto di più dal Suo Amore…

  Il Signore ci benedica.            

 

 

                                                                                                                                Giovanni  Focarazzo