Il nuovo comandamento

 

 

TESTO: Giovanni c. 13  v. 34 – 35

 

“Io vi do un nuovo comandamento: Che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri.

Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli,  se avete amore gli uni per gli altri “.

 

Il contesto in cui si colloca, tra virgolette , questo ”nuovo comandamento”, è in occasione dell’ultima cena, riportata in modo unico dall’apostolo Giovanni. Infatti nessuno dei vangeli sinottici descrive la scena della lavanda dei piedi fatta da Gesù ai suoi discepoli, né questo “nuovo comandamento”. (Leggi Evangelo di Giovanni c. 13).

La caratteristica del suo vangelo è quindi quella di cogliere e sottolineare gli aspetti più importanti del messaggio di Gesù, il suo grande amore, la profonda  realtà della sua Divinità, oltre al linguaggio particolarmente sensibile per trasmetterlo.         

 

 

L’amore già richiesto nel vecchio testamento

 

Nel vecchio testamento, in realtà, oltre al decalogo (contenuto in Esodo c. 20), che si riassume nella formula di amare,Dio e il prossimo, già in levitino al c. 19: 18,34 viene ordinato: Amerai il prossimo tuo come te stesso“ e “Amerai lo straniero come te stesso“. In Deuteronomio al C. 7: 8, viene detto:Il Signore vi ama” nella bibbia questa parola (amore) che si scrive in ebraico “habah” è l’unico  termine che indica e designa l’amore reciproco dell’uomo e della donna e il concetto teologico dell’amore Divino per l’ uomo, o quello dell’ uomo verso Dio, o dell’ uomo verso l’uomo, i suoi simili.

Il profeta Osea è quello che ha espresso meglio di ogni altro questo duplice amore: “Quando Israele era fanciullo io l’amai...”(Osea c. 11: 1) mentre al c. 2: 19 dirà: “Io ti fidanzerò a me per l’eternità… evidenziando così i due simboli attraverso cui viene presentato l’amore di Dio, cioè: Quello dell’ amore famigliare, come un  < padre > e come uno  <sposo >. Vi sono vari episodi e interventi di Dio che dimostrano questo amore per il suo popolo: Lo ha liberato dalla schiavitù dell’ Egitto, gli promette la sua benignità fino alla millesima generazione, ecc. ecc. Tuttavia l’ Eterno non ama Israele perché sia dotato di qualità che lo rendano particolarmente amabile, ma perché lo ha scelto, consacrato a se per essere il suo tesoro particolare ( Deutoronomio c. 7: 6 ).

Questo verbo amare viene dunque usato nella bibbia quale termine più vicino ai sentimenti e alle emozioni umane nobili, per farci capire i sentimenti elevati e affettuosi, pieni di misericordia che Dio prova nei nostri confronti.

 

 

L’amore di Dio produce gioia e salvezza all’uomo

 

Nel libro poetico Cantico dei cantici, ( all’ interno della bibbia, nel vecchio testamento) viene espresso questo sentimento umano raccontando il bene che il suo amato le fa, ma notate come questa forma poetica esprima nella realtà l’amore di Dio nei nostri confronti: Egli mi ha condotta nella casa del convito, l’insegna che stende su di me è amore"(Cantico dei cantici C. 2: 4). Quale è la casa del convito dove si gioisce? 

E che cosa è che provoca tanta gioia?    

E ancora, l’invito è per festeggiare cosa?  La stessa bibbia risponde. Cito un Salmo: “Si rallegreranno tutti quelli che in te confidano; manderanno grida di gioia per sempre. Tu li proteggerai, e quelli che amano il tuo nome si rallegreranno in te, perché tu, o Signore, benedirai il giusto; come scudo lo circonderai con il tuo favore” (Salmo c. 5: 11, 12).

Sottolineo solo due elementi interessanti fra i tanti: 1°) Il verbo è al futuro: ”Si rallegreranno”. In questo rapporto di reciproco amore e fiducia tra Dio e l’ uomo se pur questa gioia viene proiettata nell’ avvenire, c’è già un elemento, un anticipo di ciò che sarà.

Questo si desume dal fatto che l’ uomo, proprio perché mortale, viene intanto considerato giusto da Dio, per cui viene da Lui benedetto e protetto, da questa situazione, ne scaturisce uno stato di gioia al presente perché attraverso la fede il credente pregusta già la liberazione dalle sue colpe e dal suo stato di peccato.

Il nuovo testamento focalizza meglio da che cosa è data tale allegrezza e gioia già sin da ora, cerchiamo di capire meglio.

La storia dei primi cristiani contenuta nel libro degli Atti ci chiarisce con tante testimonianze quanto sto affermando; ma vorrei dire che chi ha fatto una esperienza di fede, amando Cristo come personale Redentore e  Salvatore, vive questa realtà di gioia anche ai nostri giorni. Ma torniamo al libro degli Atti, cioè dei Fatti….storici.

“Ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore, lodando Dio e  godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore aggiungeva ogni giorno alla loro comunità quelli che venivano salvati” (Atti c. 2: 46, 47).

Qui si può già cogliere un primo e più esplicito motivo che spiega questa realtà di gioia: < la salvezza >.

 

 

Di questa salvezza si fa garante Gesù stesso

 

Gesù Cristo era ormai morto e risuscitato, ma prima che ascenda al cielo rafforza la fede dei suoi discepoli e questi superato lo shock e rinfrancati dal perdono e dall’ amore di Gesù afferrano molto meglio la sua promessa: “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo ? Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi “ (Giovanni c. 14: 1- 3).

E’ chiaro che dopo una simile esperienza, tutti i dubbi spariscono. La discesa dello Spirito Santo, come promesso da Gesù avviene, ed ecco una meravigliosa collaborazione tra Dio e l’uomo si realizza.

Dio manda lo Spirito, che darà coraggio, doni particolari e potenza e i credenti racconteranno le loro esperienze e il messaggio che verrà dato avrà una potenza tale, da superare derisioni, persecuzioni e morte, nei secoli  (oltre duecento), solo perché l’uomo, il vero credente ha trovato realmente il suo Salvatore.

Ecco il messaggio potente che scaturiva dalla bocca e dal cuore dei primi cristiani: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati “

(Atti c. 4: 12). Questo nome era appunto quello di Gesù Cristo, il Nazareno.

Un’ altro versetto che conferma e completa ciò che ho detto è questo: “Essi dunque se ne andarono via dal sinedrio, rallegrandosi di essere stati ritenuti degni di essere oltraggiati per il nome di Gesù. E ogni giorno nel tempio e per le case, non cessavano di insegnare e di portare il lieto messaggio che Gesù è il Cristo" (Atti c. 5: 41, 42). Qual è dunque la casa del convito ? < Dove Gesù regna sovrano ! >

Prima di tutto, nel tuo e nel mio cuore.

 

 

La metafora dell’amore tra fidanzati

 

Fin qui conosciamo, chi più chi meno, l’impegno di Dio nel realizzare il suo progetto di salvezza mandando il suo unigenito figlio a morire al tuo ed al mio posto per offrirci la vita eterna.

Ma è ancora più precisa e chiara la parola di Dio ? Sì !

Abbiamo già parlato del linguaggio biblico che per farci capire usa un linguaggio metaforico, per avvicinarsi il più possibile ai nostri sentimenti e alle nostre emozioni. Vi ricordate che viene usata la parola amore per descrivere tutti i sentimenti, compreso quello del fidanzamento che punta all’unione del matrimonio, quale apice del desiderio dell’amore verso il padre ?

Ebbene questa metafora è ripresa più volte dagli uomini ispirati da Dio per farci capire che anche la Divinità desidera con tutto il suo cuore completare questo progetto di redenzione onde possiamo ricongiungerci con lui per l’eternità.

Per questo leggeremo altri quattro versetti dalla bibbia.

E’ quello che ha visto in una rivelazione l’Apostolo Giovanni:

Poi udii come la voce di una gran folla e come il fragore di molte acque e come il rombo di forti tuoni, che diceva: <<Alleluia! Perché il Signore,  nostro Dio, l’Onnipotente, ha stabilito il suo regno. Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata.

Le è stato dato di vestirsi di lino fino, risplendente e puro; poiché il lino fino sono le opere giuste dei santi>>. E l’angelo mi disse: << Scrivi: “Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’ Agnello” >>.

Poi aggiunse: << Queste sono le parole veritiere di Dio >>” (Apocalisse c. 19: 6- 9).

L’Eterno, il nostro Dio, dunque ci ama tanto, fino a dare il suo unigenito figliuolo, affinché non solo possiamo essere perdonati e ottenere la vita, ma godere di questo amore Paterno meraviglioso, espresso sotto forma di una metafora, ma perché trovi la più grande ed emozionante realizzazione appunto nel ricongiungimento tra Lui,e le sue creature così lungamente divisi e privati di tale privilegio e gioia.

Ecco quindi che tale evento viene anticipato, dopo la morte, la risurrezione e

l’ascensione di Gesù con un grande ed universale invito a partecipare alla festa che ci sarà per <<Le nozze dell’ Agnello >>.

Questa simbologia ci porta a farci qualche domanda: Chi ci rivolge questo invito? 

Il testo ci ricorda:

<< Queste sono le parole veritieri di Dio >>. Quale sarà lo stato d’animo con cui ci presenteremo a questo incontro?  Sempre il testo ci dice: << Beati quelli che sono invitati alla cena delle nozze dell’ Agnello >>, cioè, beati coloro che hanno aderito

all’invito di prepararsi per l’incontro tra colui che è morto per amore  al nostro posto (l’Agnello di Dio, Gesù) e coloro che lo hanno amato e seguito con gratitudine e riconoscenza.

Taluni parlano di queste cose con grande spavento e apprensione, ma in realtà dovremmo ricordarci che si tratta di rispondere a un invito gioioso e gratificante, il più ricco di emozioni e commozione se prendiamo in considerazione ciò che la Parola di Dio ci suggerisce accadrà. Ascoltate cosa vede e ode l'Apostolo Giovanni sempre in questa rivelazione che Gesù Cristo gli ha dato.

”Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: <<Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini ! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio.

Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate >>. E colui che siede sul trono disse: << Ecco, io faccio nuove tutte le cose >>. Poi mi disse: << Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere >>, e aggiunse: << Ogni cosa è compiuta; Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita. Chi vince erediterà queste cose,   io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio >>…… (Apocalisse C.21: 1- 7).

 

 

La realtà del nuovo comandamento

  

Ora, se riusciamo a intravedere l’ amore che Dio nutre per noi, forse ci comincia ad essere chiaro perché Gesù chiama l’amore con cui siamo chiamati a vivere,“ un nuovo comandamento”….Tenendo conto che sia i dieci comandamenti, sia tanti altri testi, già nel vecchio testamento erano comandamenti e leggi perentori per vivere nell’amore, ma questo è rimasto solo lettera morta nei fatti, sottolineerò due aspetti che mi sembrano assai importanti per rendere più chiaro il pensiero.

1°) Quando Gesù venne sulla terra, il modo di concepire l’amore verso Dio e verso il prossimo era talmente distorto dal forte legalismo che produceva addirittura i risultati opposti all’amore:

Non solo avevano uccisi i profeti a loro inviati precedentemente da Dio, ma gli stessi sentimenti li nutrono adesso verso Gesù.

La predicazione della buona novella, veniva vista come una minaccia al loro potere ormai consolidato. Dunque tutto ciò che è diverso dal loro modo di concepire, sia pure l’amore di Dio, viene visto una minaccia al loro potere, già disturbato dalla presenza Romana.

Settecento anni prima della venuta del Messia, il profeta Michea condannava già la sicurezza del popolo, dei suoi dirigenti che si illudono di non perdere mai la protezione di Dio. Il profeta ricorda al popolo del regno di Giuda, che calpesta la giustizia sociale, che quelle stesse colpe avevano provocato la caduta del regno d’Israele. Egli, porta il messaggio di Dio con coraggio e si oppone ai grandi del suo tempo: Ai ricchi proprietari, ai dirigenti,ai magistrati, ai sacerdoti, e perfino a quei profeti che illudono la gente con parole rassicuranti, mentre non ottengono altro se non distoglierli da un possibile ravvedimento. Ecco pochi versetti verso la fine del suo breve libro come e cosa denunciano: L’uomo pio è scomparso dalla terra; non c’è più gente retta fra gli uomini; tutti stanno in agguato per spargere il sangue, ognuno dà la caccia con la rete a suo fratello. Le loro mani sono pronte al male, per farlo con ogni cura; il principe ha delle pretese, il giudice si lascia corrompere, il potente manifesta la sua ingordigia e ordiscono così le loro trame.

Il migliore di loro è simile a un rovo; il più retto è peggiore di una siepe di spine” (Michea c. 7: 2-4).

Egli però Prende posizione: “Quanto a me, io volgerò lo sguardo verso il Signore, spererò nel Dio della mia salvezza; il mio Dio mi ascolterà" (Michea c. 7: 7).  

2°) Ho già sottolineato parlando dell’ Evangelo di Giovanni come egli sia attento a cogliere aspetti assai profondi dell’amore dimostrato da Gesù e recepito da lui, ed è proprio questa definizione come “nuovo comandamento” che ci fa capire a cosa Gesù alludeva. Ecco, Giuda era appena uscito per andare a tradirlo. Era l’ultima cena prima di essere arrestato. Era un momento triste e il tempo stringeva. Egli avrebbe dovuto lasciare i suoi discepoli, e ciò che stava per accadere doveva servire loro in maniera particolare.

Gli undici discepoli travagliati e sorpresi dagli eventi, potranno sopravvivere nella sua assenza solo obbedendo al suo insegnamento d’amore.

Il comandamento è nuovo in quanto l’amore che unisce i credenti, basato sul sacrificio di Gesù, è un amore speciale: “Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri”. L’amore dei cristiani e la capacità di sorreggersi gli uni con gli altri li farà sopravvivere nonostante le ostilità del mondo; come Gesù rappresentò l’amore del Padre, così ciascun discepolo dovrebbe rappresentare l’amore di Cristo. Questo amore è un segno, sia per il mondo, che per ogni credente. L’Apostolo è fortemente convinto di questo che nella prima epistola afferma quanto segue: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte” (1° Giovanni c. 3: 14).

Mi pare dunque che, visto sotto questa ottica, l’Apostolo sia in sintonia con Gesù.

Voglia il Signore che i cristiani per prima, ognuno di noi, e quanti ancora scopriranno questo meraviglioso amore” di Gesù che riempie la propria vita e salva, possa essere realmente sperimentato come “nuovo” affinché la nostra vita e quella di tanti altri si riempia di significato e di gioia .            

                                                                                  

                                                      

                                                                                                      Focarazzo   Giovanni