Cosa comporta essere cristiani

 

 

 

 

Commento ai versetti da 1 a 9 della 1°lettera di Pietro ai suoi fratelli in fede:

 

(1) Pietro, apostolo di Gesù Cristo, agli eletti che vivono come forestieri dispersi nel Ponto, nella Galazia, nella Cappadocia, nell’Asia e nella Bitinia, (2) eletti secondo la prescienza di Dio Padre, mediante la santificazione dello Spirito, ad ubbidire ed a essere cosparsi del sangue di Gesù Cristo: Grazia e pace vi siano moltiplicate.

(3) Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere ad una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, (4) per una eredità incorruttibile, immacolata e immarcescibile. Essa è conservata in cielo per voi, (5) che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi.

(6) Per ciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, (7) affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo.

(8) Benché non l’abbiate visto, voi lo amate; credendo in Lui, benchè ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa,

(9) ottenendo il fine della fede: la salvezza delle anime.

 

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Pietro inizia questa sua prima lettera presentandosi a coloro ai quali poi la indirizza.

In essa egli si definisce “Apostolo “ cioè “Inviato”.

Ma inviato da chi ed a chi?

Inviato da Gesù Cristo a coloro che ancora non lo conoscono, ed hanno bisogno che qualcuno Lo presenti loro.

Nell’Evangelo di Luca al capitolo 22 ad ai versetti da 31 a 33.

(31) Simone, Simone, ecco Satana a chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano;

(32) ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli. (33) Pietro gli disse: “Signore, sono pronto ad andare con te in prigione e alla morte”.

In questi versetti il Signore si rivolge a Pietro, che credeva di aver raggiunto l’apice della sua santificazione, ma questo non era affatto vero, assegnandogli un compito che avrebbe dovuto portare avanti dopo aver raggiunto la vera conversione.

Questo compito aveva lo scopo di confermare (cioè rendere saldi) nella fede i suoi fratelli. E non solamente quelli che insieme a lui erano stati con Gesù durante la sua vita terrena e lo avevano accettato come Salvatore, ma anche quelli che sarebbero venuti dopo la sua ascensione in cielo; che si sarebbero convertiti a Lui, ma che avrebbero potuto mancare di punti di riferimento sicuri.

Di questo secondo gruppo facciamo parte anche noi che stiamo vivendo in questo periodo della storia umana. E come avrebbe potuto egli (Pietro) dare certezze agli altri se non attraverso le esperienze vissute quando era stato fianco a fianco con il Signore e da Lui era, poco alla volta, forgiato e reso idoneo per poter affrontare le prove che si sarebbero abbattute su di lui e che egli ci fa conoscere attraverso le sue lettere? Solo dopo la sua totale conversione, Pietro, era diventato un vero “Apostolo di Gesù Cristo”.

Nella seconda parte del versetto 1 e nella prima parte del versetto 2, troviamo a chi questa lettera è indirizzata.

I destinatari  sono qui Giudei che avevano accettato Cristo, come Messia, ed a motivo della loro fede o per causa di forza maggiore, avevano abbandonato la loro terra di origine e si trovavano come forestieri e dispersi in regioni ben lontane dalla loro patria.

L’apostolo ha una buona opinione di questi fratelli e li chiama con un nome particolare. Li definisce “eletti” secondo la prescenza di Dio Padre.

Eletto” nel linguaggio ecclesiastico vuol dire “scelto da Dio” fra molti e destinato alla beatitudine. Ma quali implicazioni ci sono in questa “parola”?

Si diventa forse “eletti” di Dio per discendenza o per stato sociale o addirittura per meriti personali che il Padre Celeste avrebbe dovuto in qualche modo riconoscer loro?  No!!

Essi hanno dovuto santificarsi attraverso l’opera dello Spirito Santo ed hanno dovuto anche dimostrarsi pronti ad ubbidire alla voce di Dio. 

Questo ha  permesso loro di essere purificati dal sangue di nostro Signore e ricevere “Grazia” e “Pace” in abbondanza.

Se oggi l’apostolo Pietro si rivolgesse a noi, scrivendoci una lettera uguale a quella che stiamo analizzando, potrebbe chiamarci “eletti di Dio”?

Anche noi siamo forestieri e dispersi su questa terra, perché la nostra patria non è qui. 

Noi, come loro che la vedevano da lontano, siamo in attesa della manifestazione della Patria Celeste.

 

1)     Ed in attesa di ottenerla ci stiamo santificando?

2)     Il sangue che Cristo ha sparso duemila e più anni fa anche per noi, ci sta purificando?

3)     Siamo disposti ad ubbidirgli facendo sempre la sua volontà?

4)     Siamo suoi apostoli pronti a testimoniare di Lui e come Pietro impegnarci per rafforzare la fede di coloro che credono come noi, raccontando loro le esperienze vissute nella nostra vita e le vittorie riportate, quando abbiamo camminato mano nella mano con il Signore Gesù?

 

Le risposte a tutte queste domande le possiamo dare soltanto noi, dopo esserci analizzati non superficialmente, ma facendo parlare lo Spirito che è in noi.

Pietro continua nella sua esposizione e dal versetto (3) in poi non si riferisce più soltanto a coloro che erano fuori dalla Giudea, ma egli stesso si inserisce in mezzo a loro, inserendoci anche noi, perché quello che dirà da ora in avanti è valido per tutti e tutti dovremmo rifletterci.  

Rileggiamo il versetto (3). Sì, cari amici e fratelli in Cristo. Benedetto sia l’Iddio, Padre del signor nostro Gesù Cristo perché Egli ha usato verso l’umanità, e quindi verso di noi, la sua misericordia.

Non ci ha scartati perché eravamo peccatori, ed avremmo meritato soltanto la morte totale di corpo e di spirito, ma ci ha donato una nuova vita, facendoci rinascere mediante la resurrezione del suo Figliuolo.

Siamo consapevoli di questo? Ringraziamo del continuo il nostro Padre Celeste per il dono che ci ha fatto? Egli ci ha fatto rinascere ad una “speranza viva”.

Questa speranza che è descritta nella prima parte del versetto (4) è basata sulla resurrezione di Cristo.

Egli è morto a causa dei nostri peccati ma non è rimasto nel sepolcro.

È vivo. È vivente come è detto nel libro dell’Apocalisse al capitolo 1 e al versetto 18 che dice: “Io sono il primo e l’ultimo, e il vivente; fui morto, ma ecco son vivente per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e del soggiorno dei morti”.

Egli è vivente e si siede sul suo trono insieme al Padre, come è riportato in Apocalisse capitolo 3 e versetto 21 (a chi vince io darò di seder meco sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono).

Ecco perché la “speranza” è viva; non può morire, perché Colui che l’ha conquistata per noi è “vivo”. E noi dovremmo avere questa certezza, perché essa non è paragonabile alla speranza che promettono gli uomini che è: “effimera, falsa, ingannevole e vuota” e finisce con la morte.

Noi invece vediamo con gli occhi della fede quello che ci è promesso nel seguito del versetto 4.

Noi aspettiamo una “eredità incorruttibile che non si può ottenere né con il denaro né con altra lusinga, perché le cose di Dio non si possono comprare né con il denaro né con inganno. Una “eredità immacolata”, senza macchia, pura, dove il peccato non potrà più albergare. Una “eredità immarcescibile” che non potrà mai marcire, perché non ci saranno più le condizioni perché ci avvenga.

Di questa eredità, noi, ne godremo i frutti, essendo essa conservata per noi nei cieli.

Per noi che (versetti 5 e 6), riponiamo tutta la nostra fede in Dio ed Egli con la sua potenza ci terrà in custodia fino al giorno in cui otterremo la salvezza.

Quale cassaforte migliore di questa!!

E noi esultiamo per questo, anche se dice Pietro, potremmo essere sottoposti a prove che possono affliggere la nostra vita, sapendo però che esse non potranno essere mai superiori alle nostre forze, perché Dio non lo permetterà.

Rendiamoci conto, però, che il maligno farà di tutto per farci perdere “l’eredità” che ci è stata promessa. I suoi attacchi contro di noi che sono permessi dal Signore, serviranno a provare (questo è detto nei versetti 7 e 8) la nostra fede che Dio considera più preziosa dell’oro e  quindi come l’oro deve essere purificata da tutte le scorie che ancora ci sono e che non ci permetterebbero di raggiungere gli obiettivi di “lode”, “gloria” ed “amore” da presentare alla rivelazione di Gesù Cristo, che noi amiamo, anche se non l’abbiamo visto di persona e che aspettiamo per ottenere il fine della fede che è la salvezza della nostra anima (versetto 9).

 

Cari amici e cari fratelli e sorelle in Cristo, quando preghiamo il Signore chiediamogli, facendo leva sul suo immenso amore e la sua infinita misericordia, che Egli ci voglia considerare suoi “eletti”.      AMEN…………

 

 

 

                                                                                                               Giuseppe  Spinosa